I fringe benefits sono dei compensi cosiddetti “in natura” (perché non sono remunerativi ma sotto forma di servizi) che il datore di lavoro dà al proprio dipendente per incentivare e premiare del proprio lavoro.

Letteralmente significa “beneficio marginale” quindi viene inteso come beneficio secondario in aggiunta alla retribuzione mensile.

Esempi di fringe benefits

I fringe benefits sono quindi una forma di retribuzione regolamentata dall’articolo 2099 comma 3 del Codice Civile.
Tra i fringe benefits possiamo trovare:

  1. Mensa aziendale
  2. Buoni pasto
  3. Auto aziendale
  4. Voucher
  5. Polizze assicurative
  6. Stock options

Alcuni fringe benefits possono essere utilizzati nell’interesse esclusivo del dipendente ed alcuni portano beneficio sia all’azienda che al lavoratore.

Vediamoli nel dettaglio:

  1. Mensa aziendale

La mensa aziendale è una mensa che può essere comune (cioè in una zona comune a diversi lavoratori) oppure una mensa interna all’azienda, i lavoratori grazie alla concessione di questo benefit hanno un’agevolazione nel prezzo del pasto.

  1. Buoni pasto

Possono avere un valore compreso tra i 2 e i 15 euro e vengono utilizzati come servizio sostitutivo quando non è possibile fornire un servizio mensa.

Possono essere utilizzati in bar/ristoranti e supermercati convenzionati ma non possono essere convertiti in denaro o utilizzati da persone diverse da quella a cui vengono dati.

  1. Auto aziendale

Il datore di lavoro può fornire ai dipendenti che viaggiano molto l’auto aziendale, con la possibilità di utilizzarla anche ad uso promiscuo, cioè sia per uso personale che aziendale (ne parliamo nello specifico qui)

  1. Voucher

Spesso i fringe benefits vengono concessi tramite voucher, sono dei buoni che possono essere spesi in e-commerce online (per es. amazon), buoni benzina o buoni regalo.
Possono però anche corrispondere ad un solo bene o servizio (che può essere per esempio la prenotazione in un albergo) che può superare il tetto massimo e rimanere comunque esente dalle tasse.
Il problema si pone invece quando il voucher rappresenta acquisto di più beni o servizi, in questo caso se viene superato il tetto massimo già citato non è più esente da tasse.

  1. Polizze assicurative

Molte aziende offrono ai propri dipendenti delle convenzioni sanitarie per ricoveri, visite specialistiche o copertura spese mediche in caso di assistenza o ricovero.
A causa della pandemia molte assicurazioni hanno integrato anche la copertura di spese mediche o ricovero in caso di covid-19.

  1. Stock option

Con l’assegnazione di stock option, la società offre al dipendente la possibilità di acquistare un pacchetto azionario dell’azienda ad un prezzo prestabilito.
Questo con l’intenzione di fidelizzare il dipendente e renderlo partecipe alle scelte dell’azienda.

Tassazione

Con il decreto sostegni di maggio 2021, viene raddoppiata la somma di fringe benefits spendibile dal lavoratore. Questo importo non concorre a formare reddito ed esente da tassazione.
Inizialmente l’esenzione era pari a 258,23€, dal 2021 l’importo sale a 516,46€

Per quanto riguarda il trattamento fiscale delle stock option bisogna fare un discorso diverso: quando si assegnano delle azioni ai dipendenti si possono distinguere quattro momenti principali:

  1. Granting period (diritto di opzione): il momento in cui il datore di lavoro concede il diritto al lavoratore di divenire azionista della società (viene fissato anche il prezzo di esercizio)
  2. Vesting period: il periodo di maturazione che intercorre dall’offerta dell’opzione al termine iniziale per il suo esercizio;
  3. Exercising period (diritto di esercizio): il momento in cui il lavoratore acquista effettivamente l’azione ed esercita il diritto di opzione
  4. Expiration date: l’ultima data possibile entro la quale si può esercitare l’opzione (solitamente 10 anni)

Per l’Agenzia delle entrate, il primo momento rilevante ai fini impositivi è l’exercising period, cioè il momento in cui il lavoratore può esercitare il diritto di opzione, indipendentemente da quando vengono effettivamente consegnati i titoli.

La tassazione scatta quando il beneficiario diventa effettivamente proprietario delle azioni.
Praticamente l’agenzia delle entrate dice: “In relazione alla determinazione della base imponibile, si fa presente che le azioni devono essere assoggettate a tassazione per un importo pari alla differenza tra (i) il valore normale determinato ai sensi dell’articolo 9 del Tuir, al momento dell’esercizio del diritto di opzione, e (ii) quanto corrisposto dal lavoratore dipendente a fronte dell’assegnazione stessa“.

Siccome l’acquisizione di azioni è sempre soggetta a tassazione (a differenza degli altri fringe benefits) l’imponibile è soggetto ad IRPEF ma non ad aliquote previdenziali.
Esistono però anche dei trattamenti fiscali più vantaggiosi per le stock options ed è il caso delle Start up/PMI innovative.
Al momento dell’exercising period il reddito da lavoro è totalmente non imponibile, quindi il beneficiario non paga IRPEF nel momento in cui può esercitare le opzioni.
In questo caso la tassazione parte solo quando il beneficiario incassa la vendita delle sue azioni.

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Conclusione

I fringe benefits sono dei compensi in natura forniti dal datore di lavoro per premiare i propri dipendenti.
Possono essere di vario tipo e sono esenti da tasse fino alla cifra di 516,46€ (nel 2021 grazie al Decreto Sostegni ovvero decreto-legge n. 41 del 22 marzo 2021) non è ancora chiaro se il tetto massimo rimarrà questo oppure tornerà ad essere quello antecedente al 2020.

fonti: https://www.sciarra.biz/2020/09/17/trattamento-fiscale-stock-option-i-chiarimenti-dellagenzia-delle-entrate/